Heidi 2.0: quando anche le caprette tornano a essere felici

Che Expo2015 sia un vivaio di eventi e incontri non solo tra culture ma tra ideali e visioni differenti è un fatto ormai ovvio a tutti, ma tutto ciò che scaturisce è veramente una spinta all’innovazione o più un voler tornare a quelle semplicità che, in fondo, sono il bello e lo straordinario del mondo dell’alimentazione?

Industria e tecnologia sono sempre più considerate primo riferimento della maggior parte delle aziende, come se il mostrare la propria ricchezza anche nei processi di allevamento, produzione e commercializzazione sia indice di grande competenza. Quando invece è solo una rincorsa all’efficienza nel settore alimentare dove, stando a stereotipi e pregiudizi, l’attenzione alla qualità sembra sempre messa da parte a favore del desiderio e ritorno economico. Ma è davvero un mondo così freddo? È e rimarrà sempre cosi l’idea di alimentazione di massa nelle aziende? È forse questo il messaggio che intende lasciare Expo2015? Chiaramente, no.

Ecco che allora l’eventoGood Farm Animal Welfare Awards” (Premi Benessere Animale), tenutosi Martedì 9 Giugno presso l’auditorium a Cascina Triluza, cade a pennello in un contesto espositivo dove sostenibilità, natura e benessere appaiono lo slogan ufficiale. Gli Awards così come si sono presentati erano in tutto e per tutto potenzialmente paragonabili ai Grammys Awards: fantastica l’affluenza di rappresentanti di aziende, ma soprattutto evidente l’importanza data al voler necessariamente evidenziare quanto origini, natura e semplicità siano la nuova strategia per presentare il concetto di “straordinario” nel 2015.

L’organizzazione, completamente in mano alla ONLUS Compassion in world farming”con il suo direttore Philip Lymbery, ha improntato la serata non solo nel riconoscere l’investimento fatto dalle aziende più meritevoli su un tipo di allevamento animale il più naturale possibile, ma a sottolineare continuamente quanto garantire dignità e benessere all’animale durante l’allevamento in serie si riversi tutto nella sicurezza alimentare del consumatore.

Ogni premio dato (41 in tutto ad aziende e catene di supermercati in tutto il mondo) risulta così un elogio a qualsiasi cosa non implichi gabbie o reti, dove pascoli liberi e nutrimento animale sono ciò che di più straordinario e incompreso ci sia al mondo.

Tutto è perfettamente realizzato per rendere l’idea: le origini sono il nuovo futuro, la natura è così straordinaria che tornare a vivere nel mondo di Heidi funziona anche a livello di marketing. Certo, quando mai ci si poteva aspettare di vedere sul palco una multinazionale come Mc Donald Francia, Olanda e Gran Bretagna prendere un riconoscimento per essere tra i migliori nel rispetto di un allevamento sostenibile di pollame e suini, a pari livello di aziende italiane quali Ferrero, ValVerde e Fumagalli Industria Alimentare! Quasi quanto vedere Wood Foods Marketing (azienda americana) dividere il premio “Good Egg” con Coop Svezia. Solo marketing e pubblicità? Allora veramente quei super hamburger che ci offrono sono fatti con il cuore (e non con scarti e rifiuti).

Ma è veramente così stupefacente e da premiare il ritorno al vecchio “modello Heidi” in un mondo dove l’alimentazione deve essere il prodotto tra qualità, quantità, soddisfazione e guadagno? Che poi, solo adesso ci sembra strano chiamare “prodotto” e non “cibo” quello che presentiamo nei nostri piatti? Bisogna senz’altro riconoscere molti meriti a Compassion in World Farming per aver istituito un concorso che spinge alla competizione verso l’attenzione al benessere animale all’interno di un evento mondiale come Expo 2015. Pensate, anche la rigidità e l’assoluta voglia di riscatto della Cina sembra essere stata indebolita da questa nuova prospettiva verso il salvataggio di conigli, pollame, bovini e suini.

Eppure la domanda che continua a tornare è: davvero deve essere necessario premiare le aziende che in realtà producono e lavorano nel modo più razionale e giusto possibile? Le uova in provetta e i conigli ammalati e stipati nelle celle sono davvero l’ordinario? Ciò che è senz’altro evidente è che la promozione di un’alimentazione sana e non chimica deve essere perseguita almeno all’Esposizione Universale. Se poi massaggiare bovini e puntare sulla competizione aziendale serve per farci mangiare bene, lasciate che premiare gli animali felici rendi contenti anche noi davanti a un piatto di carbonara!

Scritto da Elena Bellini, nell’ambito delle attività del Multimedia Center del progetto EAThink 2015.

Photocredits: “Caprette vandoies” by Demis Gallisto