Il cibo in viaggio, ieri e oggi

Per parlare di cibo abbiamo deciso di partire dalla nostra esperienza e da quella della nostra famiglia. Abbiamo approfittato di questa attività per intervistare i nostri parenti e scoprire un po’ di più su come mangiavano qualche anno fa e su quali sono le abitudini e le ricette tipiche delle nostre zone di origine: la Calabria, la Romania e l’Albania.

Sei pronto a iniziare questo viaggio insieme a noi?

 

Alla scoperta della Calabria

 

Abbiamo intervistato Carmelo di 70 anni, proveniente dalla Calabria e per la precisione da Nicotera (Vibo Valentia).
Ci ha confidato che l’alimentazione era basata soprattutto sul pesce (per via della posizione sulla costa tirrenica), principalmente baccalà  ed ortaggi autoprodotti negli orti. La carne invece era un “lusso” e veniva consumata solamente in occasioni speciali come feste religiose o avvenimenti importanti: la processione di San Rocco a Gioiosa Ionica l’ultima domenica di agosto oppure quella della Desolata o dell’Affrontata in occasione della Pasqua.

Abbiamo anche sentito Carmela di 65 anni, emigrata da Rose (Cosenza) che apparteneva ad una famiglia più abbiente e quindi era solita alimentarsi in modo più eterogeneo: per quanto riguarda gli ortaggi consumava soprattutto patate cucinate in vari modi. Arrivando a Torino sono diventati genitori di Assunta ma non hanno mai preso le abitudini culinarie piemontesi: ancora oggi mangiano tutti pietanze tipiche originarie. Sulla loro tavola non manca mai il peperoncino, il vino rosso o piatti buonissimi di pesce e di carne!

 

 

Alla scoperta della Romania

Per la Romania, invece, le informazioni sono state ottenute osservando una famiglia rumena che è in Italia da più di vent’anni.

In passato ogni famiglia rumena consumava una quantità di cibo limitata, per via dei regimi dittatoriali e perché le porzioni  venivano decise in base alla posizione sociale e alla quantità dei famigliari.

Oggi come un tempo, le condizioni climatiche influiscono molto sul modo di alimentarsi: per via del freddo costante, sulle tavole romene si trovano sempre zuppe calde tipiche come il borsh. Ancor oggi le pietanze sono ricche di carboidrati e di grassi.

Nel tempo il modo di cucinare non è cambiato molto, se non per la maggiore disponibilità di alimenti.
Spesso in Romania la cucina è vista come un momento in cui madri, nonne e figlie si riuniscono e passano del tempo insieme per cucinare la cena. Le preparazioni durano varie ore e le ricette si tramandano: le madri e le figlie imparano dalle nonne che a loro volta sono state istruite dalle proprie madri.

 

Alla scoperta dell’Albania

In Albania il pasto principale della giornata è il pranzo, composto da un piatto unico a base di carne e verdura.

Le ricette più rappresentative sono il Tave Dheu ossia uno spezzatino di manzo (o fegato) cotto in un recipiente di terracotta insieme alla cagliata (oppure formaggio bianco), pomodoro, alloro, origano e il Byrek cioè una torta di pasta frolla che può essere farcita con carne, verdure o formaggio.
Di origine greca o comunque orientale è anche la meze, una selezione di antipasti che vengono serviti prima del piatto principale, che nella maggioranza dei casi in Albania è un piatto unico.
Gli antichi “illiri” (gli antenati degli albanesi) iniziarono a produrre formaggio fin da epoca remota. Oggi i formaggi albanesi più diffusi sono il djathé i bardhë, un formaggio bianco salato simile alla feta greca, e il djathé kaçkavall, giallo e a pasta dura, che ricorda il caciocavallo italiano, un formaggio fatto con cagliata di latte intero, le cui origini risalgono agli antichi Romani.

Il latte, usato anche per fare lo yogurt, è diffusissimo e viene consumato sia da solo, sia come componente di zuppe o salse ed è fatto principalmente con latte di pecora.

Il piatto nazionale albanese sono il riso pilaf e il tasqebap, ricetta a base di bocconcini di vitello. Si usa molto la carne, in particolare quella di agnello, maiale e vitello.

La bevanda nazionale è però il “raki”, una grappa di prugne o di uva.
I dolci risentono delle influenze gastronomiche greche e turche, come testimoniato dai famosi bakllava ossia i quadratini di pasta fillo ripieni di noci e pistacchi e ricoperti di sciroppo che si possono trovare anche nelle nostre città presso i venditori di kebab.

Altri dolci come il ‘’syltjash’’ oppure il ‘’ballokume’’ e  il ”trilece” con latte di mucca, pecora, agnello.

 

 

 

 

 

 

Scritto da Madalina Iordachescu, Kevin Vesco, Simone Visintin e Bora Zani della 2N dell’Istituto Carlo Levi di Torino.

Immagine di copertina: Un solo mondo un solo futuro