Il bio nel piatto

“Il bio nel piatto”, 30 settembre 2015, Auditorium Cascina Triulza

 

Il biologico a scuola

 
Da qualche anno a questa parte, la coltivazione e l’allevamento biologico nel nostro Paese stanno aumentando esponenzialmente. Il merito di questa importante crescita è da attribuire sia alle scelte quotidiane del singolo cittadino, che sempre di più si orienta verso il consumo di cibo sano e rispettoso dell’ambiente, sia alla ristorazione collettiva, come il caso delle mense scolastiche italiane dove l’uso di prodotti biologici è in forte crescita. Secondo i dati Biobank resi noti da Fedagri-Confcooperative durante l’evento “Il bio nel piatto” organizzato in Cascina Triulza il 30 settembre 2015, nel 2014 sono 1.249 le mense scolastiche che hanno utilizzato prodotti biologici, incrementando del 43% i consumi in quattro anni. Lombardia, Veneto e Emilia Romagna guidano la classifica delle regioni italiane con il più alto numero di mense bio.

Tra le numerose cooperative biologiche che si occupano di ristorazione collettiva ne emergono due particolarmente virtuose: la Cooperativa Italiana di Ristorazione (CIR) e la Cooperativa Bioristoro. La prima, azienda che opera in territorio nazionale ed internazionale da quarant’anni, ha una propria idea di ristorazione: il cibo non è solo nutrimento, ma è anche cultura. A questo proposito la sua attività non si esaurisce con la mera distribuzione del pasto, ma attraverso opuscoli informativi viene svolta una vera e propria campagna di educazione alimentare a bambini e insegnanti, in modo da incentivare il consumo di cibo sano e sostenibile anche al di fuori del contesto scolastico. Questa cooperativa punta quindi alla consapevolezza di ciò che si mangia e alla sensibilizzazione degli utenti in merito al consumo di prodotti biologici.

Per quanto riguarda il secondo esempio virtuoso, l’esperienza della Cooperativa Bioristoro nasce in maniera del tutto singolare. Intorno agli anni novanta infatti, furono proprio i genitori degli alunni delle scuole di Grugliasco (provincia di Torino) ad avanzare la richiesta di introdurre alimenti biologici nella dieta dei loro figli.

Le esperienze di queste ristorazioni collettive sono solo due tra i numerosi cammini che si stanno aprendo nella direzione della sostenibilità ambientale ed dell’educazione alimentare a scuola. A questo proposito, anche lo Stato Italiano ha dato il suo contributo: la legge finanziaria del 2000 infatti prevede per “le istituzioni pubbliche le quali gestiscono mense scolastiche (…) l’utilizzazione nelle diete giornaliere di prodotti biologici tipici e tradizionali”. Nel 2011 sono stati decisi i Criteri ambientali minimi per il servizio di ristorazione collettiva e la fornitura di derrate alimentari, che prevedono che almeno il 40% della ristorazione pubblica debba essere biologica.

Nonostante ciò, ancora molto resta da fare, più iniziative si promuovono a favore del biologico più i nostri figli ringrazieranno, poiché è in questa fase della loro vita che costruiscono ciò che saranno domani.

 
 
Nascita delle cooperative biologiche in Italia
 

Mangiare non è soltanto trasformare e cuocere il cibo: è dono, spiritualità, amicizia, fraternità, bellezza, calore, colore, sapienza, profumo, semplicità, compagnia” , ad affermarlo è il precursore dell’agricoltura biologica in Italia Gino Girolomoni, personaggio cruciale per la nascita di questo nuovo metodo di coltivazione e allevamento nel nostro paese. Nel 1971 nel monastero di Montebello, provincia di Urbino, Gino getta le basi per un’agricoltura rispettosa delle persone e del pianeta, in sintonia quindi con la natura ed i suoi ritmi, fondando la Cooperativa Agricola Alce Nero, oggi Cooperativa Girolomoni, prima cooperativa agricola biologica in Italia.

L’anno successivo viene organizzato il primo corso nazionale di agricoltura biologica grazie al quale Montebello diventerà luogo di spiritualità e lavoro, incontro e discussione. Grazie a questa iniziativa molti giovani contadini, che fino ad allora avevano abbandonato il proprio campo per stabilirsi altrove, tornano a ripopolare la campagna e riprendono a coltivare la terra senza però impiegare sostanze chimiche di sintesi. La reputazione del mestiere dell’agricoltore viene risollevata e le sue tecniche totalmente rinnovate: si assiste a una vera e propria rivoluzione dell’agricoltura.

Oggi, dopo oltre trent’anni di attività, la Cooperativa ha allargato il proprio raggio d’azione in tutto il mondo, esportando in molti paesi europei ed extraeuropei principalmente pasta biologica.

La Cooperativa Girolomoni è uno degli esempi virtuosi di agricoltura biologica nel nostro Paese, concepita non solo come mera tecnica agricola, ma anche come modo di vivere, mangiare e fare scelte, tutte nel rispetto di Madre Terra.

 
 
Scritto da Lisa Vincitorio nell’ambito delle attività del Multimedia Center del progetto EAThink 2015

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