Il lungo viaggio del cibo verso le nostre tavole

Vi siete mai chiesti perché il cibo viene importato da altri paesi e quanto è lungo il viaggio che compie?

Proveremo noi a dare una spiegazione: siamo un gruppo di studenti della scuola Cairoli che si è offerto di rispondere ad  alcune di queste domande sul viaggio del cibo!

Il nostro Paese non riesce a produrre tutte le risorse di cui ha bisogno sia a causa di politiche restrittive dell’Unione Europea, sia per la diminuzione dei terreni destinati all’agricoltura.

Il grano duro italiano copre solo il 65 % del fabbisogno, occorre importare frumento da Paesi come Canada, Stati Uniti, Sudamerica e Ucraina.

La provenienza di materie prime dall’estero non è sinonimo necessario di scarsa qualità: la sicurezza dipende dai controlli e dal rispetto delle  regole. È  più importante poter potenziare gli strumenti che garantiscono la qualità di un prodotto o di un ingrediente, a prescindere dalla sua provenienza geografica, piuttosto che ricercare l’italianità a tutti i costi, anche quando non è possibile.

La maggiore causa di inquinamento e distruzione di ecosistemi e biodiversità è la produzione di cibo.

Un prodotto proveniente dal Brasile percorre oltre 5400 miglia per raggiungere Londra e produce circa 1585 Kg di CO2 viaggiando in aereo.

Un prodotto importato dall’estero costa tendenzialmente di più perché bisogna pagare il trasporto quindi oltre ad essere meno inquinante, comprare prodotti a km0 è anche più economico.

Il cibo viene trasportato soprattutto tramite container, treni e navi.

A volte quando c’è scritto made in Italy  il prodotto è stato solo confezionato in Italia ma spesso prodotto all’estero e questo fa pensare alle persone di comprare un prodotto a km0 mentre invece ne stanno comprando uno che potrebbe provenire dall’altra parte del mondo.