Cibo del futuro e futuro del cibo

Insetti da mangiare e riso con i superpoteri

Da qualche anno a questa parte quando si parla di cibo del futuro si parla di… insetti.
Già utilizzati nelle cucine di diversi paesi del mondo, tra cui Africa, America Latina e Asia, gli insetti sono molto nutrienti e contengono un elevato apporto di proteine, sali minerali e grassi. Sapevate che a oggi in vari paesi si consumano circa 1.400 specie di insetti? In totale ne esistono 1.900 tipi che sono commestibili e che potrebbero sfamare circa due miliardi di persone. Contando che nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe sfiorare la quota di nove miliardi, questi potrebbero diventare una delle principali fonti di nutrimento per gli abitanti della terra.
Uno dei problemi principali però è come modificare le nostre abitudini alimentari, rendendole più flessibili. A questo proposito la FAO, in prima fila per diffondere la tematica, insieme a tante altre organizzazioni internazionali e locali sta cercando di sensibilizzare i più giovani. In effetti, sono loro il miglior target su cui fare affidamento, essendo i più recettivi alla novità e si suppone meno “schizzinosi” rispetto ai più grandi.
Ma guardando all’immediato futuro non si parla solo di insetti: un importante passo avanti per l’alimentazione è cosiddetto super riso. Zhikang Li, botanico cinese specializzato in incroci tra piante, ha incrociato oltre 250 varietà di riso particolarmente resistenti alle alluvioni, alla siccità e alle malattie per ottenere un tipologia di pianta che se diffusa in tutta l’Asia, potrebbe sfamare 100 milioni di persone in più rispetto ad ora. Incrementare la produzione di cibo non significa solo aumentarne la quantità disponibile ma anche migliorare le risorse alimentari già presenti.
Agricoltura 2.0
Il discorso sul cibo del futuro va ancora oltre e soprattutto è da ricondurre a una questione più ampia: il futuro del cibo. Il tutto parte dal problema degli sprechi. L’agricoltura è la maggior fonte di consumo e inquinamento delle risorse idriche, di perdita della biodiversità e di tanti altri problemi globali. È quindi indispensabile la ricerca scientifica e tecnologica nell’ambito delle tecniche di produzione per ridurre il più possibile gli sprechi e gli impatti negativi sull’ambiente. I prodotti dell’agricoltura devono sì nutrire il pianeta ma anche rispettarlo e per fare ciò bisogna ripensare al sistema produttivo mondiale rendendolo più sostenibile.
A questo proposito sono rilevanti due tipi particolari di coltivazione: idroponica e acquaponica. La prima riguarda la crescita di piante senza l’uso di terra ma tramite un composto di argilla e perlite irrigato da una miscela di acqua e nutrienti. La tecnica di coltivazione acquaponica invece sfrutta la combinazione tra l’allevamento di pesci e la coltivazione idroponica. Le piante sono nutrite dalle deiezioni dei pesci e l’acqua, filtrata dal processo di nutrimento della piante, ne esce ripulita e quindi può essere reimmessa per un nuovo ciclo di coltivazione, risparmiandone circa il 90%.
Agricoltura 2.0 è anche space farming. Ma cosa vuol dire? L’agricoltura si sposta nello spazio, sia a causa della scarsità di terreni coltivabili sia per poterla analizzare e migliorarne la pratica sulla Terra. Vengono studiate soluzioni per mantenere inalterata la fertilità del suolo nonostante il suo sfruttamento o ancora metodi per coltivare in scarsità o assenza d’acqua. La NASA nel 2013 ha fatto partire la missione   Vegetable Production System (Veggie) un vero e proprio orto nello spazio. Veggie prevede la produzione di ortaggi freschi nelle stazioni aerospaziali per studiarli e fare esperimenti. Al momento è cresciuta solo una specie in assenza di gravità, pioggia e raggi solari, il lattughino. Ma la continua ricerca nello spazio porterà sicuramente a ulteriori novità. Stay tuned.

Scritto da Daniele Esposito nell’ambito delle attività del media center eathink2015

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