Fracking: sono più i rischi o le opportunità?

La fratturazione idraulica o fracking è un argomento di discussione molto caldo, soprattutto negli Stati Uniti, dove da anni si scontrano opinioni differenti tra chi mette in primo piano il rispetto per il nostro ecosistema, e chi sembra più interessato agli introiti economici.

Per comprendere meglio le diverse posizioni, partiamo dal principio.

 
 

Cos’è il fracking

Il fracking o fratturazione idraulica è un processo che sfrutta la pressione di un fluido (generalmente acqua, a cui vengono aggiunti microsfere di ceramica, sabbia, idrocarburi e altri elementi chimici come riempitivi) creando delle venature nello strato roccioso del sottosuolo, per aumentarne la permeabilità e per facilitare la fuoriuscita di sostanze dai pozzi, soprattutto petroliferi.

 
 

Origini di questa tecnica

Nel 1860, in Pennsylvania, alcune esplosioni sotterranee di nitroglicerina aumentarono la produttività di alcuni pozzi di petrolio. Negli anni successivi, questa tecnica iniziò a essere studiata e diffusa. Già nella seconda metà del ‘900, questa pratica fu brevettata da alcune compagnie petrolifere americane. A partire dalla fine degli anni ’90, il fracking fu incoronato re delle tecniche di estrazione dagli ingegneri statunitensi, i primi nel mondo a scoprirne i vantaggi.

 
 

Vantaggi e rischi

Questa tecnica facilita l’estrazione di idrocarburi da rocce a bassa permeabilità, aumentando la resa economica dei pozzi di estrazione. Ma il guadagno economico spesso non coincide con la mancanza di rischi.

Secondo alcuni studi, il fracking comporta un aumento della sismicità, un caso che viene spesso citato è quello del 6 novembre 2011 quando un terremoto di magnitudo 5,7 ha colpito lo stato americano dell’Oklahoma dopo che un impianto aveva iniettato acqua ad alta pressione nel sottosuolo.

Un altro rischio molto importante è legato l’utilizzo di sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute umana che potrebbero contaminare le falde acquifere presenti intorno all’area di estrazione.

L’acqua pompata, infatti, è miscelata ad additivi chimici che contaminano il suolo. Dal 2005, l’Energy Policy Act dell’amministrazione Bush, permette alle majors l’utilizzo sfrontato delle acque e cancella tutte le restrizioni imposte dal precedente Safe Drinking Water Act, documento finalizzato alla protezione e salvaguardia di tutte le fonti idriche del paese.

 
 

Per approfondire

Sul tema sono già stati realizzati studi e documentari come il famoso e discusso film documentario GasLand del 2010 diretto da Josh Fox che indaga gli impatti nocivi del processo di fracking su alcune comunità negli USA. Il regista statunitense intraprende un personale viaggio attraverso gli Stati Uniti per documentare i disagi provocati alla popolazione che vive nella “Red Zone” statunitense, ovvero la porzione di territorio in cui si concentrano i pozzi. Il documentario evidenzia come in quell’area si manifestino danni cronici alla salute di persone e animali e all’ambiente, in particolare attraverso l’immissione nel terreno e nell’aria di sostanze chimiche spesso sconosciute agli stessi addetti ai lavori che finiscono per contaminare le falde acquifere e i corsi d’acqua. Il documentario di Fox è stato fortemente criticato dalle compagnie estrattive.

 
 

Scritto da Camilla Marchetti nell’ambito delle attività del Multimedia Center del progetto EAThink 2015

 

Photo Credits: BPH