Dacci oggi il nostro spreco quotidiano

Quando parliamo di spreco alimentare si pensa al “cibo acquistato e non consumato che finisce nella spazzatura”, se cerchiamo i colpevoli puntiamo il dito sui consumatori.

 

E’ questa l’unica verità?

No, meno della metà degli sprechi è imputabile ai consumatori.

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Per ogni secchio di rifiuti organici del consumatore ne sono già stati prodotti, a monte, molti altri.

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incidenza percentuale dell’eccedenza dei singoli attori della filiera agroalimentare escludendo i consumatori

 nel 2012 in Italia

  • circa il 2,47% della produzione agricola italiana è rimasta in campo,
  • l’industria di trasformazione ha sprecato circa l’11% delle materie prime,
  • molte mense scolastiche hanno sprecato fino al 15% del cibo prodotto.

 

Nel mondo si stima che il 40% del pescato annuo viene ributtato in mare

Perché non sprecare cibo?

  • Il cibo consuma risorse naturali (energia, suolo, acqua, ossigeno …) e umane (tutti i lavoratori della filiera agroalimentare, anelli deboli e spesso non rispettati)
  • Il cibo inquina (fertilizzanti, pesticidi, antibiotici, scarti di lavorazione, imballaggi, deiezioni, cementificazioni, emissioni di fumi, riscaldamento acque…)

Cosa si dovrebbe fare?

  1. evitare sprechi (potremmo farcela)
  2. riciclare (trasformare in alcool, mangimi, compost)
  3. riutilizzare per alimentazione umana (sfamare i bisognosi)

 

Cosa può fare il consumatore italiano?
Richiedere politiche nazionali (come in Francia) che prevedano una serie di azioni utili a combattere gli sprechi lungo tutta la filiera agroalimentare (per esempio donazione o trasformazione degli invenduti), convincersi che il cibo non ha un prezzo, bensì un valore, non farsi intimorire dalla prossimità della data di scadenza (informandosi bene), non acquistare d’impulso portandosi a casa più di quello che si potrà utilizzare, acquistare prodotti freschi, non cucinare troppo (una restrizione calorica intelligente fa anche bene alla salute), riutilizzare il cibo avanzato, rivolgersi meno alla grande distribuzione e di più ai produttori

Ma cosa fanno le famiglie italiane?
Non tutte sono responsabili, non tutte conoscono il problema come è emerso da un’indagine svolta da una classe del Giolitti su un target di 100 nuclei familiari:

  • più della metà delle famiglie afferma che è meglio gettare il cibo avanzato piuttosto che correre il rischio di stare male
  • poche utilizzano i mercati e chi lo fa compra dai commercianti
  • 78,2% non conoscono i GAS (gruppi di acquisto solidale)
  • 98% comprano frutta e verdura fresca ma di questi più della metà al supermercato
  • 80% comprano prodotti ittici freschi ma quasi tutti al supermercato
  • 98% comprano carni fresche ma di questi il 75% al supermercato
  • 60% mangiano almeno una volta fuori casa e il 20% più di due volte
  • 30% acquistano spesso prodotti surgelati, in scatola, cibi pronti all’uso
  • 83% sono influenzate dalla data di scadenza e il 50% dal prezzo
  • < 50% considerano la provenienza del prodotto e l’elenco degli ingredienti.

 

Quali buone pratiche ci sono in Italia?

  • Last minute market valorizza i beni invenduti della GDO attraverso modelli di riutilizzo, permette l’incontro diretto tra GDO e potenziali consumatori delle eccedenze mettendo in sicurezza tutte le fasi del sistema
  • esistono alcune app che permettono ai piccoli negozianti, a fine giornata, di vendere online i prodotti invenduti ad un prezzo minore
  • 400 comuni italiani hanno firmato la carta Spreco Zero impegnandosi ad attivare il decalogo di buone pratiche contro lo spreco alimentare
  • ristoranti che incentivano i clienti a portare a casa gli avanzi di cibo o bevande
  • a Torino sono nati “Last Minute sotto casa”, associazioni che recuperano l’invenduto e lo fanno arrivare direttamente a chi ne ha bisogno, guide della Camera di Commercio per scelte alimentari consapevoli

 

Scritto dai ragazzi dell’ Istituto Giolitti, 5 A At.

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