Io mi rifiuto. Contro lo spreco nelle mense

Vi ricordate quei bei momenti alle elementari quando vi veniva servita la pizza, la cotoletta o la pasta al pomodoro? E quando “mangiavate” le verdure, i totani mollicci e il minestrone senza i crostini?

Ammettetelo, anche voi li avete avanzati almeno una volta. Ora, fermatevi a pensare che, come voi, hanno fatto la stessa cosa migliaia di altri bambini e ciò che non è entrato nei vostri stomaci è uscito dalla scuola in un sacco della spazzatura. Avete mai visto il refettorio dopo che tutti avevano finito di mangiare? Tavoli disseminati di pezzi di pane inzuppati d’acqua, torsoli di mela, pavimenti cosparsi di scarti di verdura e di pasta e sacchetti dell’immondizia stracolmi di cibo appoggiati alle pareti.

Forse sarebbe utile soffermarsi a riflettere anche solo per un attimo su che cosa comporti tutto ciò. Lo spreco di cibo è un problema molto più concreto e rilevante di quanto sembri. In realtà, bisognerebbe più precisamente fare una distinzione tra spreco, scarto e rifiuto. Per spreco si intendono alimenti non distribuiti e quindi potenzialmente riutilizzabili; quando si parla invece di scarto, ci si riferisce ad alimenti che vengono serviti, ma che sono lasciati nel piatto e di conseguenza devono essere buttati; infine, con il termine rifiuto si indica la somma di spreco e scarto. Sebbene non esistano stime ufficiali a riguardo, da un’indagine condotta dall’Az. USL 3 Pistoia e dall’Università degli Studi di Firenze emerge che, nella ristorazione scolastica, lo spreco può raggiungere spesso il 50%.

Nelle due scuole indagate, la quantità totale di cibo consegnata in 9 giorni è stata di circa 425 kg e il 20% circa è risultato sprecato, circa 200 g di rifiuti per pasto. È emerso che il piatto più sprecato è il contorno, con uno scarto che raggiunge addirittura il 57%; e anche il pane viene scartato (15%) e soprattutto sprecato (30%).

Luigina, dipendente di una mensa scolastica milanese, alla domanda: “Quanto cibo vi capita di buttare in media?”, risponde: “Dipende dal menù del giorno: se i bambini lo apprezzano lo spreco è quasi inesistente, in caso contrario si potrebbero riempire interi sacchi con il cibo non mangiato. Durante la mia esperienza lavorativa ho notato un maggiore spreco nelle scuole elementari, dove i bambini sembrano partire prevenuti e spesso neanche assaggiano la pietanza”. Aggiunge poi “da qualche anno il cibo (soprattutto pane e frutta) che avanza a fine pasto viene dato all’associazione City Angels affinché venga distribuito successivamente nei centri di accoglienza”.

Anche Milano Ristorazione sta facendo la sua parte per diminuire gli scarti di cibo con l’iniziativa Io non spreco, avviata nel 2014. Questa consiste nel dare alle scuole che fanno richiesta sacchetti anti spreco, all’interno dei quali i bambini possono riporre frutta, pane, budini e prodotti da forno, che non sono stati consumati durante il pranzo, in modo da portarli a casa.

Lo Stato Italiano ha contribuito con una legge, entrata in vigore il 14 Settembre 2016: la Legge sugli sprechi alimentari, che si pone come obiettivi:

  1. favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari;
  2. contribuire a limitare gli impatti negativi sull’ambiente mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo;
  3. contribuire ad attività di informazione e sensibilizzazione dei consumatori.

La legge tuttavia non prevede alcuna sanzione per chi non si adegua.

Ora, è inutile piangere sul cibo sprecato. Probabilmente ormai tutti avremo abbandonato da molto il mondo delle mense scolastiche, ma possiamo innanzitutto fare maggiore attenzione nel nostro piccolo, a casa e in qualsiasi altro luogo e, successivamente, educare i nostri figli e sensibilizzare chi ci sta intorno su questo argomento delicato.

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Scritto da: Rinaldo Colaneri, Sabrina Coltro, Rebecca Daniotti, Alessia Pitzalis, Elena Quadri, IV F, Liceo Classico G. Carducci

Fonti: Legge contro lo spreco alimentare, Indagine spreco nelle scuole 

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