Non alimentare lo spreco!

Nel mondo, per ogni persona denutrita ce ne sono due in sovrappeso e un terzo degli alimenti va sprecato.immagine-1

Tra le cause di questo spreco di massa ci sono:

  • Cattive abitudini di milioni di persone, che non conservano i prodotti in modo adeguato.
  • Date di scadenza troppo rigide che troviamo sugli alimenti.
  • Promozioni che spingono i consumatori a comprare più cibo del necessario.
  • Numerosi passaggi dal produttore al consumatore dei cibi industriali.
  • Cibo che non viene nemmeno raccolto dai campi perchè considerato ”brutto” esteticamente.

 

Lo sperco dei cibi in Italia

 

In Italia ogni anno finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, per un valore di 450 euro all’anno per famiglia. Il cibo sprecato baimagessterebbe a sfamare circa 44 milioni di persone.
La “legge del buon samaritano” ha aiutato a migliorare la situazione. Si tratta di una legge pensata per incoraggiare le donazioni di cibo pronto e non consumato anche nell’ambito della ristorazione collettiva, e per facilitare l’attività delle organizzazioni che distribuiscono pasti e generi alimentari in modo gratuito alle persone in difficoltà economica. Questa legge ha come caratteristica positiva il fatto di essere volta a incentivare il recupero, invece che a sanzionare lo spreco.

 

Lo spreco al supermercato

 

In Italia le catene di supermercati parlano malvolentieri dell’argomento e ancor meno forniscono dati sullo spreco.

Tra le iniziative che vengono adottate nei punti vendita troviamo:

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  • l’abolizione delle promozioni e delle raccolte punti.
  • prezzi scontati anche al 50% per i prodotti vicini alla data di scadenza.
  • possibilità di acquistare alcuni prodotti sfusi.
    A tutto ciò si è aggiunta la creazione di un’applicazione per cellulare che prende il nome di ‘’Last minute sotto casa’’ che permette di trovare un negozio alimentare vicino alla propria abitazione che automaticamente non andrà buttato a fine giornata lavorativa.

 

Questa artcicolo è stato scritto da Asja e Veronica della classe 3G dell’Istituto Giulio di Torino, nell’ambito del laboratorio di citizen journalism del progetto EAThink.