Non sapete più che pesci prendere?

Non c’è niente di meglio di una bella grigliata di pesce azzurro alla mediterranea. Ma se per caso veniste a sapere che il prelibato filetto di pesce spada acquistato per il pranzo della domenica, pagato la bellezza di 25€ al Kg in pescheria è in realtà uno smeriglio da 2€ al Kg?

Un boccone decisamente più amaro da mandare giù. Eppure è quello che succede tutti i giorni a migliaia di persone che acquistano prodotti ittici sia dal pescivendolo che al supermercato.

La disinformazione sulla provenienza e i metodi di cattura o allevamento del pesce è un fenomeno comunissimo, che in molti casi finisce per diventare vera e propria frode quando vengono ignorate le direttive della FAO per la certificazione dei prodotti. Il “giochetto” è molto semplice: prendere una specie di scarsa qualità, come un polpo messicano, etichettarlo solo come “polpo” e venderlo spacciandolo per un polpo del mediterraneo, una specie molto più ricercata e costosa. I casi sono moltissimi, dai tonni rossi etichettati come “pinna gialla” agli eglefini scambiati per cernie. E se anche comprassimo la specie giusta, chi ci dice che il pesce che compriamo sia della qualità con cui ci viene presentato? O che sia stato pescato nel luogo di provenienza indicato, e con metodi di pesca o allevamento corretti? Quasi nessuno, purtroppo.

Il caso più lampante è quello del salmone d’allevamento, che qualunque ambientalista, dietologo, o semplicemente il vostro dottore vi consiglierebbe caldamente di non comprare. Poco importa che i salmoni norvegesi, classico piatto per occasioni speciali, siano stati effettivamente allevati in Norvegia; quelle povere bestie che ci troviamo a ingoiare hanno ben poco a che fare con il vero salmone norvegese. Sono pesciolini costretti in pochi mesi a ingurgitare quintalate di cibo ipernutriente fino all’obesità, rinchiusi in gabbie marine che distruggono l’ecosistema circostante, immersi nelle loro stesse feci e nel loro muco, imbottiti di sostanze tossiche che rallentano persino lo sviluppo cerebrale dei bambini. E il loro profumo di affumicato e il caratteristico colore rosato? Aromi chimici e coloranti. I salmoni d’allevamento sono bianchi, per via del cibo che mangiano, e vengono colorati per non sfigurare sui banconi del supermercato.

E se anche la provenienza del pesce fosse indicata in modo più o meno attendibile (al supermercato molto più che al mercato o in pescheria) non significa che la qualità sia migliore, né tanto meno che i prodotti rappresentino acquisti ecosostenibili. È soprattutto nei supermercati infatti che troviamo pesci giunti fino a noi per mezzo della pesca industriale, che fa uso indiscriminato del metodo della rete a strascico, terribilmente dannosa per l’ecosistema, ignorando spesso e volentieri le normative sui limiti di pesca, dei territori e delle dimensioni del pescato. In sostanza, il mondo del mercato ittico su larga scala nasconde un mare, anzi un vero oceano di insidie e tranelli per i consumatori.

Ma noi, posto che non vogliamo darci al vegetarianismo, cosa possiamo fare per goderci del buon pesce nel rispetto di madre natura? Sebbene garanzie assolute di provenienza, qualità ed eco-sostenibilità non ce le potrà dare praticamente nessuno a meno che non andiamo a pescare noi di persona, si potrebbe cominciare con:

  1. Assicuratevi che i pesci che comprate siano etichettati per bene a norma di legge. Le ultime normative FAO riguardo a ciò che deve comparire sull’etichettatura sono queste:
  2. Comprare pesce fresco derivante dalla pesca artigianale. Ma informatevi bene sulle specie e imparate a distinguere i pesci, perché anche i pescatori sanno essere furbi!
  3. La denominazione commerciale della specie e il suo nome scientifico;
  4. Il metodo di produzione, in particolare mediante i termini “…pescato…” o “…pescato in acque dolci…” o “…allevato…”;
  5. La zona FAO in cui il prodotto è stato catturato o il paese in cui è stato allevato e la categoria di attrezzi da pesca usati nella cattura dei pesci;
  6. Se il prodotto è stato scongelato;
  7. Il termine minimo di conservazione.

E ricordate sempre che chi dorme non piglia pesci!

 

Giuliano Toja, Nada Salama, Giorgia Guzzi, Letizia Frigerio, Gianmarco Spelta, Alessia Tesio – 4F – Liceo Classico Carducci, Milano.

Fonti: www.Greenpeace.org www.slowfood.it www.FAO.org

Imagine from Jim (Flickr).

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